Pasta a Taianu

La pasta di Cefalù

Il piatto tipico della tradizione cefaludese porta il nome di Pasta a taianu. Si cucina il 6 agosto, festa del Salvatore a Cefalù. Il piatto risale agli arabi. Il «taianu», infatti, in arabo è il «taio» ed è un recipiente di terracotta che viene usato per la cottura della pasta.

La caratteristica di questa ricetta sta nella sua preparazione. La pasta, infatti, viene stratificata e alternata a ripieni di carne cotta nel pomodoro e sfilacciata a mano.

Preparazione

In un tegame fate rosolare in un filo d’olio, l’aglio (schiacciato), due o tre foglie di basilico e un cucchiaio di estratto. Dopo alcuni minuti aggiungete la carne che farete indorare una decina di minuti dopo aver versato il vino. Aggiungete l’estratto diluito e fate cuocere per due ore circa fino a quando la carne si sarà sfatta. Il sugo deve risultare morbido.

Quando il sugo e la carne sono pronti, cuocete la pasta bene al dente, e nel frattempo prendete la carne, e fatela a pezzi grossi in un altro piatto. Da questi pezzi poi dovrete fare degli sfilacci più piccoli con la carne.

Quando avrete scolato la pasta, prendete un grosso tegame alto, mettete sul fondo un po’ di sugo e un po’ d’olio per non fare attaccare la pasta, e cominciate a fare degli strati in questa sequenza: pasta, sugo, carne, melanzane, formaggio. Continuate fino ad esaurire tutto, e mettete il tegame sulla fiamma bassa e coprite.

Lasciate cuocere così per qualche minuto, dopodiché scoperchiate e girate tutto sempre sul fuoco acceso, finché non sarà ben amalgamato. Mettete nei piatti e guarnite col basilico rimanente.

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Ingredienti

  • 300 g. di iudisco;
  • 200 g. di castrato;
  • una melanzana;
  • 10 foglie di basilico;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • 150 g. pecorino stagionato;
  • 400 g. di rigatoni;
  • mezzo bicchiere di vino moscato o passito;
  • 250 g. di estratto diluito in un litro e mezzo di acqua tiepida;
  • sale e pepe.

Due parole su..

Cefalù è un comune italiano di 14.323 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. Nel IV secolo a.C. i Greci diedero al centro indigeno il nome di Κεφαλοίδιον (Kefaloidion), dal greco kefa o kefalé, ovvero «testa, capo»; riferito probabilmente al suo promontorio.

Nel 307 a.C. venne conquistata dai Siracusani e nel 254 a.C. dai Romani, che le diedero in latino il nome di Cephaloedium..

Nel periodo del dominio bizantino l’abitato si trasferì dalla pianura sulla rocca e restano tracce di lavori di fortificazione di quest’epoca (mura merlate), oltre a chiese, caserme, cisterne per l’acqua e forni). La vecchia città non venne tuttavia del tutto abbandonata, come prova il recente rinvenimento di un edificio di culto cristiano, con pavimento in mosaico policromo risalente al VI secolo.

Nell’858, dopo un lungo assedio, venne conquistata dagli Arabi, che le diedero il nome di Gafludi, e fece parte dell’emirato di Palermo.

Nel 1063 fu conquistata dai Normanni di Ruggero I. La storia successiva di Cefalù si può assimilare a quella della Sicilia e del resto dell’Italia. Nel 1752 vi si iniziano a stabilire i consolati stranieri (Francia, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) e la città diventa meta del Grand Tour.

Durante il Risorgimento, vi venne fucilato, il 14 marzo 1857, il patriota Salvatore Spinuzza. Dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi del gennaio 1861, la città proclamò la sua adesione al Regno d’Italia.

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