La zuppa barbetta di Perrero

La zuppa valdese

Zuppa barbetta di Perrero è un piatto tipico della cucina valdese. Un tempo veniva consumato in occasioni particolari, nelle festività natalizie, in occasione delle festività valdesi, del 17 febbraio e per la Pasqua.

Il nome ‘Supa barbetta’ deriva dall’usanza di chiamare ‘barbet’ i predicatori valdesi. Il piatto è molto semplice e fatto con ingredienti poveri, come tutta la cucina valdese. Veniva anche consumato in occasione del ‘festin’ del maiale, l’uccisione del maiale.

Ingredienti

  • 6 etti di grissini (senza i grassi)
  • un litro di brodo di carne
  • cannella e noce moscata
  • 2 etti di parmigiano o toma
  • 1 etto di burro fresco

Preparazione

Sciogliere metà del burro in una terrina; aggiungere i grissini spezzati in due o tre parti, cospargendoli a strati con le spezie ed il formaggio. Bagnare il tutto con il brodo e lasciare cuocere a fuoco lento fino ad assorbimento. Gratinare in forno per 10 minuti. Aggiungere il parmigiano e il restante burro sciolto.

Tra le numerosi varianti della zuppa ti consigliamo quella proposta nel video.

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Due parole su…

Il Comune, il cui capoluogo è situato al centro della Val Germanasca e lungo l’asse della Provinciale, deve il suo nome al temine dialettale prie, che indica un luogo derivato da una pietraia; altri invece si rifanno al termine piemontese pré per indicare che Perrero è lo stomaco della valle, ossia ne inghiotte tutte le risorse.

Anticamente la cittadina era in effetti un borgo importante: crocevia commerciale, sede della Pretura ed anche sede amministrativa di ben 11 Comuni, che dal 1928 sono stati in parte unificati (Bovile, Chiabrano, Maniglia, Riclaretto, Faetto, S. Martino e Traverse).

Nel Medioevo la zona era difesa da alcune fortificazioni o castelli, dimora di signorotti locali, e fu anche teatro di sanguinose lotte durante le guerre di religione. Per una breve parentesi, dal 1704 al 1708, fu inoltre la capitale della Serenissima Repubblica della Val San Martino, con Pomaretto, Inverso Pinasca e Chianaviere, detta anche “Repubblica del sale” una zona franca sotto la tutela del re di Francia, che ambiva ad avere un avamposto in terra protestante, durante questo breve spazio Luigi XIV la sostenne per opportunità politica e, con l’occupazione napoleonica, ritornò ad essere il più importante centro amministrativo della valle, e tale sostanzialmente è rimasto.

Cultura locale

L’occitano alpino, una variante della lingua d’Oc parlata nella Francia meridionale che affonda le radici nella lingua trobadorica del XVI sec. era un tempo la comune matrice linguistica di tutta la popolazione delle valli.

Durante il Medioevo era conosciuto in buona parte dell’Europa, poi progressivamente diventò un ‘dialetto’ orale e di conseguenza soggetto a numerose varianti locali.

Attualmente l’area italiana di diffusione della lingua interessa una corona di valli comprese tra la pianura piemontese e le Alpi Cozie e Marittime.

Dobbiamo però arrivare alla fine degli anni ’50 per assistere allo sviluppo di studi sulle peculiarità etno-linguistiche, e vedere la nascita dei primi movimenti che si propongono di sviluppare l’interesse per l’Occitania italiana.

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