Il salame originale

La ventricina di Montenero

La ventricina è prodotta nella provincia di Campobasso, ed è particolarmente rinomata quella di Montenero di Bisaccia.Il salume è prodotto utilizzando pezzi di carne magra provenienti esclusivamente dal coscio del suino a cui vengono aggiunti pezzi di grasso duro. Uno dei suoi segreti consiste nell’utilizzare esclusivamente maiali allevati in loco e nutriti prevalentemente con cereali e legumi secchi; questa alimentazione fornisce alle carni una magrezza superiore alla norma e al grasso una consistenza particolare. Vengono utilizzate generalmente scrofe adulte con un peso variabile tra i 150 e i 200 chili.

La carne viene insaporita con sale, paprica dolce, fiori di finocchio e, nella versione piccante, con un pizzico di peperoncino. Il tutto rimane sotto aromi per circa 24 ore e poi viene insaccato nella vescica di maiale. La maturazione del prodotto richiede una quindicina di giorni, in ambienti riscaldati e ventilati; la stagionatura richiede un anno e mezzo circa, dopodiché la ventricina viene ricoperta dallo strutto fuso che la protegge e la preserva dal calore estivo.

Due parole su

Montenero di Bisaccia (Mundunirë in montenerese) è un comune italiano di 6 538 abitanti in provincia di Campobasso, nel Molise. Fino al 1790 era ancora parte integrante dell’Abruzzo Citeriore secondo quanto risulta dalle Carte della Calcografia Camerale e di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni.

Il comune ha origini antiche, posto a circa dieci chilometri dalla costa molisana, della quale una parte ricade sul proprio territorio. Ha avuto origine dal villaggio di Bisaccia, del quale ha conservato il nome ed i cui ruderi sono in parte ancora visibili ad un chilometro circa dall’abitato. Il villaggio fu abbandonato con le invasioni barbariche, quando gli abitanti si rifugiarono prima nelle grotte arenarie, successivamente iniziarono a stabilirsi sulla collinetta chiamata appunto “monte nero” per la fitta boscaglia che la ricopriva.Il nuovo feudo appartenne nel VII secolo all’abbazia di Santa Maria a Calano, venendo successivamente distrutto dalle invasioni dei Saraceni, fino all’851.

Nel 1187 il feudo appartenne a Riccardo di Agnone, e ricostruito sotto il dominio di Federico II. Tra i vari proprietari succedutisi dal XV secolo in poi ci sono i Cantelmo, i Sangro, i Carafa, Caracciolo e i d’Avalos. Nel XVI secolo fu nuovamente danneggiata dalle incursioni dei Turchi, fino al 26 settembre 1712.

Dal 1799 incominciò a far parte del Distretto di Vasto dell’Abruzzo Citra, fino al 1861, quando l’amministrazione della provincia di Campobasso entrò a far parte del territorio degli Abruzzi. Dal 1949 fa parte della provincia di Campobasso, e negli anni novanta si è sviluppata l’economia del turismo balneare.

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