Mosto: lo zucchero di Amelia

Maritozzo al mosto d'uva

Nel mese di settembre, in concomitanza con la vendemmia, in Umbria meridionale,  e nella stessa Amelia troviamo un famoso dolce tradizionale: il maritozzo al mosto. Si tratta di un dolce semplice e genuino.  Ad Amelia, ogni anno, in moltissime famiglie ci si accinge alla preparazione di questo soffice dolce. ll mosto cotto era un dolcificante tipico di tutta l’Italia contadina e si otteneva facendo cuocere per molte ore il mosto fresco in recipienti bassi e larghi di rame. Con il passare del tempo questo squisito ingrediente, ma di lunga  preparazione, è stato sostituito dallo zucchero.

Preparazione 

In un recipiente unire, la farina, lo zucchero, l’uvetta già lavata e strizzata, il lievito di birra, il mosto (in mancanza del mosto è possibile usare solo lo zucchero), l’olio extra vergine d’oliva e la scorza di limone grattugiata.

Lasciare lievitare l’impasto fino al raddoppio, poi dividerlo in palline del diametro di 5 centimetri, disponendole lontane le une dalle altre in una teglia unta e lasciarle riposare nuovamente per 2 ore, coperte da un panno.

Infornare a 180°C per circa 20 minuti. Lasciare raffreddare i maritozzi al mosto, aggiungere lo zucchero a velo.

Ingredienti

  • Farina 600 gr.;
  • Zucchero 200 gr.;
  • Uvetta 50 gr.;
  • Lievito di birra 50 gr.;
  • Mosto 300 ml;
  • Scorza di 1 limone;
  • Olio extravergine d’oliva 2 cucchiai;

Due parole su Amelia

Amelia  è un comune italiano di 11 828 abitanti della provincia di Terni in Umbria. Amelia, anticamente nota con il nome di Ameria, secondo la mitologia fondata dal re Ameroe, è una città di origini antichissime: fu certamente tra i primi centri italici. Catone, citato da Plinio nel libro III della Naturalis historia, afferma che la città fu restaurata 963 anni prima della guerra dei romani contro Perseo, re di Macedonia, e quindi nel 1134 A.C. Testimonianza di tale vetustà sono le mura megalitiche (VII-VI secolo a.C.), visibili per un piccolo tratto nella parte alta della città, all’interno del perimetro formato dalle monumentali mura poligonali (IV-III secolo a.C.), che, unitamente a quelle romane e medievali, cingono gran parte dell’abitato per circa 2 km.

Città di confine, prima umbra poi romana, Amelia vanta numerose testimonianze del suo passato: oltre alla cinta muraria, che costituisce il monumento più importante, citiamo l’interessante centro storico, che si estende per circa 20 ha con le sue stratificazioni, i numerosi palazzi rinascimentali, le chiese, resti di mosaici e terme.

Amelia ha avuto un periodo molto florido nell’era Romana, tanto da essere annoverata tra le città umbre più importanti e l’assunzione dello status di Municipio dopo essersi alleata con Roma. Simbolo della grandezza romana del Municipio è la statua bronzea di Germanico, opera di eccezionale valore e unica al mondo, conservata nel Museo archeologico della città. Quantità e qualità di reperti storici di origine Romana trovati ad Amelia sono seconde, in Umbria, solamente al sito archeologico di Carsulae.

Con la discesa dei Longobardi in Italia nel 568 Amelia si trovò contesa tra il Ducato di Spoleto (longobardo) e l’Impero Bizantino, dato che la via Amerina in Umbria era rimasta la via di collegamento principale del Corridoio Bizantino, l’unico percorso che consentiva il collegamento tra Roma, sede del potere spirituale, e Ravenna, sede del governo bizantino in Italia.

Amelia, in tutto il Medioevo e Rinascimento, sarà nell’asse della triade ghibellina umbra, cioè sarà sempre – eccetto piccoli e rarissimi casi – insieme a Terni e Todi come antitesi all’asse guelfo umbro composto da: Spoleto e Narni coadiuvate da nobili famiglie romane con mire espansioniste. Dal quindicesimo secolo i papi per tre volte nominano un podestà da Roma. Tale circostanza viene rievocata ogni anno nell’ambito delle manifestazioni storiche del “Palio dei Colombi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *