Il pane di Soriano nel Cimino

Il pane di castagne

La preparazione non presenta difficoltà particolari, inizialmente è sufficiente mescolare le due farine, il lievito in acqua tiepida (200 ml) da sciogliere insieme allo zucchero. Lavorate l’impasto per almeno 10 minuti, aggiungendovi l’olio ed il miele sino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo. Coprire la pasta con un asciugamano di cotone e lasciate lievitate per circa 3-4 ore in un luogo tiepido.

Trascorso questo tempo, sgonfiate delicatamente l’impasto, incorporate delicatamente l’uvetta (precedentemente ammollata in acqua tiepida e poi strizzata) e i gherigli di noce (oppure le castagne bollite e spezzettate). Rimpastate velocemente e formate dei panini da circa 100 g l’uno, incideteli leggermente al centro con una croce e lasciateli lievitare ancora per circa 40 minuti coperti con un telo di cotone, poi infornate in forno preriscaldato a 200 gradi per circa 15-18 minuti.

Ingredienti per circa 7 panini:

  • 200 g di farina 0;
  • 150 g di farina di castagne;
  • 200 ml di acqua.
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva;
  • 2 cucchiai di miele di castagno;
  • 80 g di uvetta;
  • 50 g di gherigli di noci;
  • 10 g di lievito di birra;
  • sale.

Due parole su

Soriano nel Cimino è un comune italiano di 8.196 abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio. Dista 15 chilometri da Viterbo ed è il comune più grande del comprensorio dei Monti Cimini, oltre a essere uno dei più popolosi della provincia di Viterbo.
Durante tutto il Medioevo nel territorio sorianese è elevato il numero dei borghi rurali, prevalentemente di modeste dimensioni e composti da poche case riunite intorno a piccoli castelli. Ma dalla metà del XIII secolo comincia ad assumere notevole importanza il borgo di Soriano, costruito su una collina attorno alla torre-fortezza della famiglia di Guastapane e Pandolfo probabilmente un ramo della famiglia Porcari di Roma.

Nel 1250, i Guastapane, schierati con i guelfi, accolgono a Soriano Rosa da Viterbo, adolescente esiliata con tutta la famiglia da Viterbo per volontà di Federico II, della fazione dei ghibellini. Nel 1278 i Guastapane-Pandolfo sono accusati di eresia e viene loro tolta la baronia di Soriano, affidata ad Orso Orsini, nipote di papa Niccolò III. Questo, sin dal 1277 aveva intrapreso la costruzione di un castello, intorno alla torre-palazzo dei Guastapane-Pandolfo; e proprio Niccolò III abitò la rocca di Soriano nelle estati del 1279 e 1280 e qui vi morì nell’autunno del 1280. Gli Orsini mantengono il feudo sorianese fino al 1366, quando, sotto il pontificato di Urbano V, lo vendono alla Santa Sede.

Nel 1715 Soriano viene acquistato dalla famiglia Albani, la famiglia del papa Clemente XI (il primo a governare è Carlo Albani) i quali effettuano numerose opere architettoniche di abbellimento e restauro: completano la costruzione del palazzo di Papacqua e restaurano numerosi monumenti e chiese. Agli Albani si deve anche la nuova facciata della chiesa di Sant’ Eutizio, la principale chiesa della parte antica del paese.

Gli Albani fanno costruire, ai margini dell’abitato e sulle principali vie d’accesso al paese, tre nuove porte: Porta Romana, tuttora esistente, porta d’ingresso da sud all’estremità di Via Romana (oggi Via Benedetto Brin), e quelle andate distrutte: Porta Castagnara (alla fine di Via Roma) e Porta del Casalaccio (alla fine di via Innocenzo VIII). Nel 1721 essendo la famiglia Albani priva di discendenti maschi Soriano passa alla famiglia senese dei principi Chigi.

Nel 1848 i Chigi rinunciano alla giurisdizione sul feudo di Soriano in favore dello Stato Pontificio, che esercita la giurisdizione diretta fino al 1870, per poi essere donata, per contrastare l’arrivo dei garibaldini, al neoproclamato conte Pietro Fusco, che tentò un’eroica difesa della città, seppur vana.Il 12 novembre 1870 Soriano viene occupata dalle truppe italiane dirette a Roma ed entra a far parte del nascente Stato italiano unificato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *